L’impiego di dispositivi tecnologici, come droni aerei e robot subacquei a controllo remoto, può notevolmente migliorare le operazioni di ricerca e soccorso in mare. Oltre ad aumentare le possibilità di sopravvivenza delle vittime di incidenti, ecco quali vantaggi comportano e come operano al fianco dei professionisti.
Ogni anno, migliaia di diportisti, velisti, pescatori, marinai, migranti, lavoratori si trovano in difficoltà in mare. Sorpresi da tempeste improvvise, bloccati da un’avaria o dispersi dopo essere caduti in mare. In quei momenti, il tempo non è solo denaro, è sopravvivenza. Da sempre il soccorso in mare si basa su una combinazione di vigilanza umana, radar e gps, navi e velivoli con equipaggio. Tali strumenti salvano innumerevoli vite, ma presentano dei limiti. Hanno un’autonomia limitata, costi operativi elevati e le navi possono impiegare ore, talvolta giorni, per raggiungere il luogo dell’incidente. I radar, inoltre, faticano a rilevare oggetti di piccole dimensioni o parzialmente sommersi, soprattutto in condizioni di mare agitato. Quando poi l’area di ricerca si estende per centinaia di miglia nautiche, le sfide per aerei, mezzi navali e operatori subacquei aumentano ulteriormente.

La posta in gioco è ancora più alta oggigiorno dove le rotte marittime sono più trafficate e il cambiamento climatico sta alterando i modelli meteorologici, rendendo tempeste e maltempo meno prevedibili. È qui che nuovi sistemi tecnologici, come droni aerei e robot subacquei a controllo remoto, entrano in gioco. Da qualche anno operano nei mari e negli oceani di tutto il mondo e anche in Italia li abbiamo visti in azione. È il caso del naufragio della “Costa Concordia” o di quello del “Bayesian”, quando venivano impiegati per monitorare i relitti, fare sopralluoghi interni ed esterni e pianificarne al meglio la rimozione. Di recente anche a Valencia (Spagna) un drone è stato utilizzato per salvare un ragazzo di 14 anni che stava annegando.

Rischi, distanze e tempo: robot e droni subacquei superano le barriere
Esistono innumerevoli modelli di droni e robot subacquei. In particolare, questi ultimi si dividono in due macro categorie: i ROV (Remotely Operated Vehicle) e gli AUV (Autonomous Underwater Vehicle). La differenza fondamentale è che i ROV sono controllati da un operatore umano a distanza tramite un cavo, mentre gli AUV operano in modo autonomo e pre-programmato, senza bisogno di un collegamento fisico continuo. Sia i droni che i robot possono dunque essere pilotati da remoto, riescono a operare per oltre 24 ore senza rifornimento (in particolare alcuni modelli di drone ad ala fissa) e scansionare vaste aree con sensori ad alta risoluzione. Dotati di visione diurna e notturna, gps e radar, tali sistemi possono individuare zattere di salvataggio, relitti e persino un naufrago in acqua.

Ma il vero valore di droni e robot nelle missioni SAR (Attività di ricerca e soccorso) riguarda la possibilità di accelerare il processo decisionale. Nel soccorso in mare, ogni minuto risparmiato nella localizzazione di un bersaglio è un minuto guadagnato per le squadre di soccorso. Droni e robot possono mantenere una sorveglianza aerea o subacquea costante, trasmettere video in diretta (droni e ROV, ma non gli AUV che caricano i dati a fine missione) ai centri di comando e coordinarsi direttamente con le barche di soccorso. Il tutto senza mettere a rischio un singolo operatore.
Come vengono utilizzati i droni subacquei per la ricerca e il soccorso
Le missioni di ricerca e soccorso sono incentrate sulla velocità. I droni possono essere lanciati rapidamente e coprire aree vaste in una frazione del tempo impiegato da altri mezzi aerei e navali.

Il punto di forza dei droni è che sono dotati di telecamere ad alta risoluzione. Le immagini aeree nitide e di alta qualità e le riprese video dell’area di ricerca consentono alle squadre di soccorso di identificare potenziali indizi o segni della persona caduta in mare. Una telecamera ad alta risoluzione può anche operare degli ingrandimenti aiutando l’individuazione.
“Occhi” tecnologici che vedono ovunque
Un grande aiuto arriva poi dalle telecamere termiche che non si basano sulla luce visibile, ma rilevano invece le tracce di calore. Questo rappresenta una svolta per la ricerca e il soccorso di notte, in condizioni di scarsa visibilità, nebbia o fumo. Le immagini termiche possono rivelare il calore corporeo di una persona dispersa, anche se nascosta alla vista. Tale fattore è particolarmente prezioso in situazioni in cui una persona potrebbe essere ferita e non essere in grado di chiamare aiuto.

I droni infine possono rimanere in volo per periodi prolungati, consentendo ricerche approfondite su vaste aree. Ciò è particolarmente utile nelle operazioni di ricerca su larga scala o in situazioni in cui la posizione della persona scomparsa è sconosciuta.
L’uso dei robot marini nel soccorso sott’acqua
Anche i robot sottomarini possono rivoluzionare la ricerca e il soccorso in mare, eseguendo compiti in condizioni pericolose, coprendo più rapidamente vaste aree e utilizzando sensori avanzati per individuare ed esplorare relitti oppure localizzare le vittime.
Il principale vantaggio dei robot subacquei è che possono funzionare efficacemente in condizioni difficili, come per esempio fondali interessati da correnti rapide o acque soggette a maree, aree difficili o impossibili da navigare per imbarcazioni e subacquei. Lavorano anche a diverse decine o centinaia di metri di profondità e il freddo o la mancanza di luce non sono per loro un problema.

Alcuni modelli, per esempio gli AUV, possono essere programmati per effettuare ricerche in modo autonomo. Viene ridotta così la necessità di un intervento umano costante e permettendo al personale di essere impiegato in altre attività. Possono anche contribuire a mappare il fondale marino, localizzare le vittime utilizzando sonar o telecamere e persino agevolare in alcuni casi il loro trasporto in superficie.
Utilizzano inoltre tecnologie avanzate per il rilevamento: sono dotati di sensori come sonar e telecamere che funzionano in condizioni di scarsa visibilità, rendendo possibile localizzare le vittime anche in acque torbide o scure, dove i subacquei umani non sarebbero in grado di vedere. I robot marini infine possono essere equipaggiati con diversi strumenti e carichi utili per adattarsi a diversi scenari di salvataggio, come il trasporto di una persona in superficie o l’ispezione di relitti sottomarini.
Compagni preziosi dei professionisti del soccorso
L’impatto umano di questa tecnologia è innegabile. Pescatori travolti da una tempesta, equipaggi di velisti intrappolati su un’imbarcazione in avaria, migranti abbandonati al largo: tutti questi soggetti hanno maggiori possibilità di sopravvivenza. Certo, bisogna dire che esistono anche delle criticità legate all’impiego di droni e robot subacquei, come i costi molto elevati di queste tecnologie e il fatto che in condizioni meteo difficili la loro autonomia può ridursi anche del 30 per cento.

Di certo la prossima generazione di questi dispositivi sarà ulteriormente potenziata grazie all’evoluzione costante di intelligenza artificiale, alla rete satellitare e alla possibilità di lavorare in squadra come partner complementari ai professionisti del soccorso marino che opereranno in perfetta sincronia per un solo importante obiettivo: salvare vite umane.
Continua a seguire The Marine Blog per approfondimenti, analisi e aggiornamenti sulle tecnologie che stanno cambiando il soccorso e le operazioni in mare!




