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Cime barca e cavi di Stem 50: scelte di qualità senza compromessi

7 Luglio 2025
cime-barca

A bordo di Stem 50 ci sono drizze e scotte di una vera eccellenza italiana, come Gottifredi Maffioli. È lo stesso Luca Sabiu, navigatore oceanico e “Navigation Advisor” del team di Stem Marine, a svelare tutti i segreti dietro la scelte delle cime della barca e in che modo queste rendono la conduzione del cabinato semplice, piacevole e sicura.

A bordo di un cabinato a vela tra i componenti essenziali ci sono le cime e i cavi ai quali affidiamo non solo la regolazione delle vele, ma più in generale la conduzione dello scafo e la sicurezza della navigazione. Scegliere scotte e drizze di qualità non può che esaltare le caratteristiche della barca e le sue prestazioni, nonché agevolare il lavoro di skipper ed equipaggio.

Per questo il team di Stem Marine per i cavi e le cime della barca, un cabinato in alluminio di 15,85 metri destinato alla grande altura, ha scelto un partner d’eccellenza: lo storico brand Gottifredi Maffioli. La qualità dell’azienda italiana leader in questo settore è molto apprezzata, tanto sui cabinati da crociera, quanto sui mega yacht e le barche da regata, dagli Imoca 60 del Vendée Globe agli AC75 dell’America’s Cup.

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Vediamo allora quali sono le cime e i cavi installati a bordo di Stem50 e quali vantaggi offrono nella conduzione della barca, con l’aiuto di Luca Sabiu, navigatore oceanico e sailing coach. Luca Sabiu ha infatti curato personalmente l’allestimento di tutta la coperta e del rigging, sfruttando tutta la sua competenza in oceano a bordo di barche da regata e da crociera.

Studio sui carichi di lavoro e diametro delle cime

È proprio Luca Sabiu a svelare quale è stato l’approccio di Stem Marine nella scelta di quali cime e cavi imbarcare sullo Stem 50 e lo studio attento con il quale è stata realizzata ogni singola manovra. “Il primo passo del lavoro è stato definire i carichi specifici di ogni manovra, quindi scotte, drizze, tack e mani di terzaroli. Una volta identificati i carichi, siamo passati alla scelta dei singoli materiali. L’obiettivo era quello di ottenere cime con diametri il più contenuti possibile, ovviamente senza esagerare. Cime troppo sottili, infatti, risultano poi più faticose da regolare. Basti pensare alle scotte dello spinnaker. Tuttavia, un diametro più ridotto migliora sensibilmente il passaggio delle cime attraverso i sistemi organizer e le pulegge installate in coperta”.

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Un concetto fondamentale è che tutte le cime di una barca devono essere in perfetta sinergia con il piano di coperta. Per fare un esempio: non ha senso scegliere una drizza da 12 millimetri se gli stopper sono tarati per 10 millimetri. La scelta delle cime quindi non può essere isolata, ma deve essere parte di un progetto coerente che tiene conto di ogni singolo componente del piano di coperta. È un concetto spesso trascurato, ma quando arriva il momento di eseguire la manovra, ci si accorge che questa “non gira” come dovrebbe.

Scelte dei materiali: anima e calze al top

Per quanto riguarda la scelta dei materiali di cime e scotte con cui dotare lo Stem50, il team di Stem Marine non ha accettato compromessi: quello adottato è un livello qualitativo molto alto. A testimoniarlo sono le cime di Stem 50 che hanno tutte l’anima in Dyneema DSK 78 di Gottifredi Maffioli, una garanzia assoluta in termini di resistenza, peso e durata. Oltre all’anima delle cime, anche la scelta delle calze ha attirato una grande attenzione.

Le manovre con maggiore carico, per esempio, come il tack e le drizze, sono state realizzate con calze in Technora, un materiale ad alta tecnologia che offre un ottimo “grip” e lavora perfettamente con stopper e winch, mantenendo la manovra “ferma” una volta in trazione. Le scotte, invece, sono state dotate di calze in poliestere, più morbide e gradevoli al tatto.

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Lavorazioni custom e “cover” nei punti critici

Stem 50 nasce come progetto personalizzabile sotto tanti aspetti. Anche le cime, le drizze e i cavi di questo cabinato d’altura, non fanno eccezione. “Tutte le cime a bordo di Stem 50 sono customizzate – spiega Sabiu -. In pratica ognuna, nel suo utilizzo, presenta punti specifici di attrito e questi vengono stressati migliaia di volte più del resto. Prendiamo, ad esempio, una drizza che lavora su una puleggia in testa d’albero. I 20–30 centimetri di cima che scorrono continuamente in quel punto sono sottoposti a usura intensa. Dal mondo delle regate abbiamo preso ispirazione per applicare in quei punti critici le cosiddette “cover”, già largamente usate su maxi yacht e barche oceaniche”.

Per capire meglio, sul mercato nautico esistono due tipi principali di “cover”:

  • In Dyneema: proteggono dall’usura e migliorano lo scorrimento.
  • In Technora: aumentano il grip, ideali per stopper e winch.
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Per Stem 50 le “cover” sono state acquistate a metro, tagliate e cucite filo per filo, una lavorazione artigianale eseguita dal rigger del team.

Sullo Stem 50 il cantiere è andato oltre: “Abbiamo studiato le cime anche in funzione delle andature e delle condizioni di utilizzo – prosegue –. Per esempio, la drizza della randa ha una ‘cover’ posizionata nella zona che lavora quando la vela è completamente issata, ma anche nei punti che entrano in gioco con vento forte e vele ridotte. Ogni cima viene, quindi, calcolata e rivestita in modo da garantire prestazioni ottimali in ogni condizione di vento e mare”.

Lo stesso approccio è stato adottato dal nostro team per il tack del gennaker, uno dei punti di carico più alti. La zona sottoposta a maggior sforzo è rivestita con un’apposita “cover” che continua per diversi metri successivi, così da garantire copertura anche in caso di lasco.

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“Ring” al posto dei bozzelli per un layout pulito

Anche per quanto riguarda la componentistica, Stem 50 presenta soluzioni attentamente studiate da aziende altrettanto d’eccellenza e innovative. “Non abbiamo usato bozzelli standard – afferma Luca Sabiu – ma abbiamo acquistato ‘Antal Ring’ e realizzato dei ‘loop’ custom per ogni manovra al piede d’albero. Ogni ‘loop’ inoltre è sovracalzato con una ‘cover’ bianca rifinita con un filo rosso (lo stesso rosso del nome della barca “Filo Rosso”, appunto, nda) e permette un layout completamente pulito, senza grilli in acciaio o altri elementi metallici che potrebbero sbattere o usurarsi. Il risultato è un piano di coperta custom, funzionale, performante e soprattutto esclusivo”.

Da notare anche che un “loop” in Dyneema tiene da 10 a 15 volte di più di un grillo inox, migliorando la sicurezza e l’affidabilità che per un cabinato oceanico come Stem 50 sono aspetti cruciali.

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Ampio uso di tessile con meno ingombri e carichi più alti

Con l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di ferramenta pesante e ingombrante in coperta e agevolare le manovre all’equipaggio di Stem50, il team di Stem Marine, in collaborazione con Gottifredi Maffioli, ha fatto ampio ricorso al tessile. “Anche per il paterazzo abbiamo escluso l’uso dell’acciaio – racconta il Navigator Advisor –  optando per una soluzione completamente in tessile, con riduzione di peso e ingombri, ma con carichi di lavoro superiori. Lo stesso vale per le draglie, che a bordo di Stem50 sono tutte in Dyneema calzato con prodotto specifico dell’azienda di Novara”.

Infine, un altro dettaglio cruciale: a prua di Stem 50 ci sono due vele su frulloni. In barche non ottimizzate, può capitare che il circuito dell’avvolgitore funzioni male, con tutti i rischi del caso, soprattutto in condizioni meteo difficili. “Per garantire un funzionamento impeccabile, abbiamo scelto una cima specifica, la ‘Loop Line’ – spiega ancora Sabiu – è un cavo realizzato con sezione perfettamente circolare che non si deforma. Questo garantisce un avvolgimento fluido, costante e sicuro, anche in caso di vento forte. È la stessa tecnologia usata sui VOR 70 nei giri del mondo”.

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Cime e cavi fedeli al concept di Stem50

Insomma anche nella scelta delle cime e dei cavi a bordo di Stem50 la visione del team di Stem Marine è rimasta fedele alla filosofia generale di questo innovativo cabinato per la grande altura: una barca sicura, semplice da condurre e con una qualità di componenti e attrezzature senza compromessi. Una filosofia che lo stesso team di Gottifredi Maffioli ha sposato in pieno e ha interpretato al meglio.

“Un piano di coperta ben studiato ed efficiente a livello di scotte, drizze e manovre – conclude Luca Sabiu – equivale a massima sicurezza, prestazioni elevate e durabilità nel tempo”.

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